l’illustratorePaola Pallottino Accanto all’opera pittorica e ai documenti d’archivio, il percorso della casa museo di Luigi Rossi, offre una selezione di schizzi, disegni e bozzetti ad acquerello dei libri illustrati dall’artista, unitamente alle relative edizioni originali. Dal 1884 al 1889 Rossi soggiorna a Parigi dove riprende contatto con i fratelli Guillaume, titolari di uno stabilimento editoriale, che lo invitano a collaborare, accanto ai già affermati Aranda, De Beaumont, Monténard e Myrbach, all’illustrazione di Tartarin sur les Alpes di Alphonse Daudet, che vedrà la luce nel 1885 e rappresenterà un tale successo di pubblico e di critica, da indurre lo stesso Daudet e in seguito Pierre Loti e Marcel Prévost ad affidare a Rossi l’illustrazione dei loro libri: dalla trilogia di Tartarin a Sapho, da Madame Chrysan-thème a Les Demi-Vierges. In bilico fra verismo spirituale, lirismo simbolista ed echi Liberty, l’eccezionale ritrovamento dei 48 acquerelli originali destinati a illustrare Les Demi-Vierges, nel confermare la straordinaria duttilità del mezzo, consentirà ai visitatori di apprezzare in tutta la loro palpitante immediatezza, illustrazioni altrimenti mortificate in stampa dalla riassuntiva rigidità del mezzo incisorio e, contemporaneamente, di indagare la lettura che l’artista ha inteso dare del testo, spinta fino all’esigenza di un’indagine psicologica dei protagonisti, colti nei momenti di pausa e di riflessione, immediatamente prima dell’azione. Una franca amicizia legò Luigi Rossi al poeta simbolista Gian Pietro Lucini che, nel dedicare liriche e saggi critici alla sua pittura, nel 1908 lo definirà un illustratore il quale “colla scienza del disegno, aveva sviluppato movimento ed espressione; al testo aggiunto quanto la naturale insufficienza della dizione aveva dovuto lasciar in disparte. Ebbe vita densa davanti a sé da riprodurre: Nôtre-Dame de Paris, Sapho, Tartarin sur les Alpes, Le Mariage de Loti, Femmes d’Artistes, Daphnis et Chloé; ed era rimasto nell’ambiente migliore in cui poteva viverla e saperla “coll’immaginazione, che correva lungo il filo pre-zioso della favola e del romanzo, foggiava le personalità, ripeteva il gesto, il paesaggio. Humorista fino alla tristezza, incisivo e freddo, di ampiezza classica e regale al fiume limpido e corrusco della prosa greca; manierato ad arte; stilizzante, per le favole che ci venivano d’Oriente, tra le foglie del loto, il the ambrato, le bevande oppiate, le vele del fiume, le Musmé, le Gheishe; s’era adattato all’incanto artifi-ciale, aveva fermato spontaneamente l’artificio delle narrazioni, con motivi inarrivabili.” Le sue parole colgono bene la dignità a cui l’artista ticinese aveva elevato l’illustrazione. Rossana Bossaglia sottolinea, infatti, come Rossi “immedesimandosi con il tono dell’ambiente, acquisisce la speditezza ironica e frizzante di un Chéret: specie nelle illustrazioni per Les Demi-Vierges di Prévost, preparate nell’ultimo decennio del secolo, quando l’umore caricaturale volto in senso salottiero, e quindi liberato da certi impacci veristici del bozzet-tismo giovanile, gli consente di disegnare scene di piccante eleganza, che surclassano gli stessi illustratori parigini” adottando “il filtro salottiero dei suoi ispiratori”: dai citati Daudet, Loti e Prévost a Keller e Rambert, con incursioni nei ‘classici’ Hugo e Chateaubriand. Rossi diventa così uno dei più reputati illustratori di 16 raffinate edizioni francesi e la sua opera pionieristica aprirà le porte dell’illustrazione a tanti colleghi italiani, da Osvaldo Tofani a Gino Starace, fino all’elegante Serafino Macchiati. Tornato a Milano e rientrato nell’ambiente artistico, frequenta le personalità del mondo culturale da Puccini a Mentessi, da Arrigo e Camillo Boito a Luigi Conconi con il quale illustra Daphnis et Chloé di Longo Sofista nel 1892, continuando a collaborare anche all’illustrazione delle opere di De Marchi, Lucini, Barbarani, Chiesa, Porta e Brentani, per concludere con le 12 tavole fuori testo a colori per un’edizione di Cuore di De Amicis a cavallo degli anni Venti. Grande ‘artista sociale’ mentre si moltiplicano le sue affermazioni come pittore, si segnalerà ancora per la collaborazione ai fogli pacifisti «Giù le armi» e «La vita internazionale».
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